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Santina Campana
Testi a cura di Diocleziano Giardini  maggiori info autore
Ventuno anni Sono pochi per chi, come la maggior parte di noi, vede nella longevità il massimo della vita, ma a Santina sono bastati per imprimere nella memoria collettiva l’umiltà, la semplicità, il sacrificio e la bontà. Sulla grande lapide che sovrasta la sua tomba si legge: ”Dio solo per fine Gesù per modello Maria per guida – l’Angelo per aiuto io sempre nel sacrificio -amatevi, l’amore ci riunirà in Dio”. Sono parole di Santina e racchiudono tutta l’essenza della sua breve vita. 
 
Era nata ad Alfedena (AQ) nel 1929 da una famiglia numerosa e molto religiosa, di nove figli ben sei abbracceranno lo stato religioso. Rimase in famiglia fino all’età di sedici anni ed entrò nell’istituto delle’Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret in Roma nel 1945 e vi rimase fino al 1947, quando nel 1947 (in luglio) fu costretta, per le sue condizioni di salute, ad uscire dall’istituto per essere ricoverata in ospedale, al Policlinico; Santina sentî forte dentro di sé la gravosità dell’evento e pronuncià la frase: ”Comincio la mia salita al Calvario” quasi con rammarico, ma prosegui dicendo ”e sia”. 
 
In Policlinico rimase solo pochissimi giorni, il 16 luglio Santina fu inviata al Sanatorio di Pescina ”Villa Rinaldi”. La scelta di Pescina, fu dettata sia dalle brevi distanze da Alfedena e Roma, sia perché nell’ospedale pescinese svolgevano la loro attività le Suore di Santa Antida, lo stesso ordine che Santina aveva dovuto abbandonare. La permanenza nel Sanatorio fu ”vero Calvario” per la giovane Santina; la malattia però non riusciva a stancare la voglia di fare del bene e di essere di aiuto agli altri malati. Le cure, in quel tempo assai precarie, avevano in qualche modo alleviato e combattuto ”i bacilli di Koch” come lei li chiamava. Veniva curata con la Streptomicina, ma non illudendosi diceva: ”La streptomicina ha fatto addormentare soltanto i miei microbi come si sveglieranno, vedrete come farà subito ad andare in Paradiso, sono felice di volare in cielo da Pescina”. 
 
Trovava la forza di scherzare sul suo male anche nei momenti più bui, come nel giorno in cui, mentre lei era a letto e faceva sangue dalla bocca, udendo gli schiamazzi nei pressi del sanatorio di alcuni pescinesi che protestavano per la questione del Fucino (”La ter-ra ai contadini” contro il Principe Torlonia) diceva: ”Macché, non emottisi, non vedete che partecipo io pure, coi miei polmoni, a fabbricar bandiere rosse e a cantar ”Viva Garibaldi”. il 4 ottobre alle 22,05 Santina volà in cielo alla presenza dei suoi familiari, dei medici e di moltissimi pazienti. Fu tumulata nel cimitero di Pescina e successivamente il 9 aprile 1961 venne riesumata e traslata in un nuovo sarcofago di travertino. Il 3 settembre 1967 avveniva la traslazione della salma di Santina nella navata sinistra della Chiesa parrocchiale di S. Giuseppe. in questa occasione l’allora Vescovo dei Marsi Mons. Domenico Valeri apriva ufficialmente il Processo Diocesano di beatificazione. 
 
Le 1200 cartelle dell’istruttoria si sono concluse ufficialmente il 25 novembre 1973. La causa di beatificazione è presso la Santa Sede ma tutti ormai chiamano la nostra ”Santa”. 
Pe le celebrazioni del cinquantenario sono partite il primo ottobre con una messa solenne concelebrata dal Vescovo dei Marsi Mons. Lucio A. Renna, Don Emidio Cipollone (Parroco di S. Giuseppe), Don Antonio Rosa delegato Diocesano per il Processo di Beatificazione di Santina); erano presenti anche Don Antonio Tirabassi (ex Parroco di S. Giuseppe), Don Luigi Buccella Parroco di S. Maria delle Grazie) e Don Giuseppe Ruggeri. La cerimonia conclusiva del 4 ottobre, giorno dell’anniversario della morte, ha vissuto il ricordo della figura della Santa. ”Vi scriverò dal Paradiso” diceva, chissà quanti ricevono i suoi messaggi ed il suo pensiero ogni volta che visitano la sua tomba.
 
 
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