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Orazio Mascioli
Testi a cura di Diocleziano Giardini  maggiori info autore
Orazio Mascioli, fotografo in primis, regista – operatore ed oggi scrittore. Discendente di quella famiglia Mascioli che è stata parte attiva in tutti gli eventi di storia locale e non, (vedi nota fondo pagina ) nei suoi libri racconta le esperienze pescinesi con una vena ironica, pungente ed autocritica.
 
”Mascioli si è affinato nello stile, il suo comporre è diventato più compatto, più continuo e più appropriato”, ha notato lo scrittore e critico letterario Vittoriano Esposito. ”La riflessione su particolari ricordi mira a rivalorizzare alcune tematiche ormai dimenticate. 
 
Valori sopiti che invece ’ devono essere necessariamente risvegliati come solidarietà, partecipazione, rispetto, altruismo” ha ricordato lo scrittore e poeta Romolo Liberale.
 
Per quanto riguarda me, penso che per dare un giudizio critico di un'artista è indispensabile avere delle basi, di alcuni studi particolari, di esperienza nel campo e non solo la buona volontà. Io quindi avendo per il momento di consistente solo l’ultima di queste accezioni, mi limiterò a sovrapporre ”l’arte” di Orazio fotografo a quella ”dell’arte” di Orazio scrittore, sperando in buoni risultati. 
 
Le fotografie e i racconti di Orazio non sono semplici ”flash” sulla realtà che ci circonda ma vere e proprie ”messe a fuoco” delle problematiche locali e non, degli umori sociali, della religiosità, dei volti, delle situazioni di vita. L’autore fa trasparire una società in rapida evoluzione, rappresentando i punti estremi dello stesso palcoscenico, del medesimo scenario di vita in cui le storie di ognuno sono le storie di tutti.
 
E se è vero, come è vero, che la storia si compone di frammenti che ogni individuo riesce a cesellare nel grande mosaico degli avvenimenti, cosi i personaggi delle foto o dei racconti, hanno e stanno contribuendo alla storia, storia locale, storia familiare, storia generazionale; riusciamo cosî a vedere come i personaggi si sono ”evoluti” nel contesto societario. I gruppi di anziani degli anni ’70 a circolo nelle piazzette, « i rot’ », si scambiavano notizie di vita, notizie di cronaca, notizie politiche, notizie sociali, la storia orale di generazione in generazione, contrapposti ai gruppi di anziani di oggi, che giocano a bocce o mentre sostano oziosi in piazza muti, seri, con i problemi della pensione che non aumenta, delle telenovelas americane, del traffico cittadino, delle ”cantine” (osterie) scomparse, della frequenza in bar pieni di giovani chiassosi e irrispettosi. Quindi Orazio nella sua arte mostra sempre uno spaccato, un libro aperto su questo mondo così veloce nei cambiamenti, cosi rapido nelle sentenze, cosi distratto nei sentimenti. 
 
La fotografia di Orazio in genere rilassa, fa piacere, fa pensare, fa riflettere. Si proprio cosî, la magia che Orazio imprime nelle sue foto oggi ce la propone con dei libri, dei racconti, dei ricordi fatti di parole una dopo l’altra senza scomporsi, senza trascurare la magia. E tutti tornano a confrontarsi tra di loro, con i volti, con le situazioni, con i personaggi, col fatto, con i vestiti, con le auto, con le persone scomparse; ed ecco che torna « i rot’ », il trapasso delle informazioni da una generazione all’altra, gli anziani ricordando quegli eventi, quei ricordi, trasmettono ai giovani sensazioni delle loro epoche, fatti, resoconti sui personaggi e cosi via; anche in questa occasione Orazio, come nelle sue foto, ha ricercato il presupposto affinché le tradizioni orali, i racconti, i personaggi e le situazioni non vadano perse. Possiamo dunque affermare che Orazio è riuscito sempre a cogliere quei momenti e quelle situazioni ch’e ci coinvolgono razionalmente e passionalmente comunque si presenti, fotografo o scrittore.
 
 
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