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Mauro Parisse
Mauro Parisse è nato a Pescina il 12 gennaio 1962.
Diplomato presso l'Istituito Statale d'Arte di Avezzano in Maturità Arte Applicata. Esercita l'attività di Orafo. 
 
Pittore dal 1978 ha realizzato diverse mostre di Pitture, fra cui spicca quella di Napoli, ed ha partecipato a numerosissime estemporanee di pittura nonché alla partecipazione della manifestazione pittorica di "ciòchenonc'è" della città di Avezzano. 
 
E' stato presente a mostre di artigianato Artistico con opere realizzate in oro con tecniche di lavorazione esclusivamente a mano. Da diversi anni è esperto di astrologia.
 
Fra i suoi scritti: ".. quel quadrato di luce" pubblicato nel 1998.
"Il tempio delle carote" e in fase di pubblicazione "La portinaia di San Poppedio".
   


 IL Libro: Il tempio delle carote

E' cosa molto difficile scrivere semplice. Portare dentro la sensibilità delle persone gli umori, la passione del vera, la quotidianità cosi come si coglie la vita nella spontaneità, è un'arte difficile.
Come spiegare l'irrazionale imprigionato nel profondo della psiche? Probabilmente non con una tecnica chiusa, pesante, impenetrabile dalla coscienza comune. Il linguaggio, non accessibile a tutti, indirizzato a pochi, libera l'animo a metà rendendolo prigioniero, fino a morire, (con la sconfitta verso la realtà estraniandosene e rifiutandola) dentro l'altra metà. Ed allora, scrivere, è liberarsi, vuotare all'esterno l'accumularsi di emozioni, sensazioni di sofferenza raccolte nel disordine, nel rumore dell'ipocrisia delle persone accecate dal proprio egoismo. 
 
Spiegare agli altri il proprio dolore, in maniera comprensibile e facile, è, dunque, andare incontro alla libertà. La sensibilità dello scrittore si muove nel quotidiano (vive nella spontaneità) pronta a fotografare, in un lampo, l'attimo di sofferenza per trasportarlo e depositarlo dentro di sé, nella sua emotività.
 
Consegnata in un angolo infinito della commozione, la piccola esperienza vissuta in anni lontani, quelli dell'adolescenza, viene qui, in questo libro, riportata alla luce ed alla libertà. Rivive la nostalgia, la malinconia, la tristezza e la spensieratezza, condizione, quest'ultima, della felicità adolescenziale libera dalle costrizioni pressanti di un'arida vita corrente: il mondo di oggi (nell'età matura) con la sua frenesia-nevrosi (la vita vissuta sotto la lente di ingrandimento dei comportamenti esasperati della psicologia). Ed ecco il recupero nostalgico della disposizione di animo e mente a cogliere attimi nascosti incorniciandoli con descrizioni di emozioni vive e vere, quelle di una giornata lavorativa nei campi. 
 
Tornare alle emozioni di ragazzo, quelle ingenue e spontanee, e il tentativo non facile per riappropriarsi di sensazioni ormai passate e del valore della serenità, una delle poche ricchezze della vita (se non la sola).Il linguaggio e povero, spontaneo, per niente artificioso, (del resto, l'innocenza adolescenziale, non è pura ingenuità?)
 
È una riflessione sulla vita dura e semplice del mondo contadino. È la descrizione di una giornata lavorativa, come tante, camuffata da una traccia irrazionale che si alimenta della creduloneria e semplicità abituata a convivere con il pregiudizio: la storia del tempio. Un'invenzione dove si alternano severità e umorismo, dove la severità e descritta dall'impegno-rispetto di regole astruse.
Quindi l'assurdo che si rende comprensibile nel ridicolo delle cose, non in maniera ostile, ma veramente in forma indulgente di simpatia umana verso la condizione di chi lavora la terra per vivere.
                    
              Mauro Parisse

 
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