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La fata di Apinianici
Tra le tante fiabe che si raccontano con entusiastico ardore dai vecchi e dalle vecchie dei distrutti abituri di Pignanaci, vi era la seguente piacevole, graziosa leggenda, contornata di portenti dalla tenace, fervida, inventiva immaginazione di quegli abitanti, che, entusiasmati ed elettrizzati al solo ricordo della loro amica e benefattrice, la Fata di Pignanaci, adombravano e personificavano in essa la rediviva, audace, ardimentosa donna Adalberga, battagliera badessa nel IX secolo del -grandioso monastero benedettino di Santa Maria di Apinianaci, di cui per tradizione tenevano sempre fresca in mente la memoria.
 
Alla narrazione dei prodigi della Fata i campagnuoli sentivansi scorrere per le membra un tenero trasporto di riconoscente affetto verso la loro benefattrice ed un brivido di compiacente timidezza, e con piacere ascoltavano i racconti che li rendevano più affezionati alla Fata sempre benevola, amica, protettrice della loro esistenza, delle loro sostanze. Nelle serene, placide ore della olezzante aura vespertina, fatte più liete dal chiaror della luna e dallo scintillar delle stelle radunati spesso avanti ai residui marmi del portale della diruta chiesa di Santa Maria di Apinianaci, pendevano attenti dal labbro della più vecchia.
 
del luogo, una novantenne virtuosa, veneranda nell'aspetto, dall'argentea capigliatura, che coronavane il semplice e modesto vestire. Ad un cenno di lei, istantaneamente cessava il brioso cicaleccio del giovani e dei fanciulli e tutti uniti prestavano l'orecchio, ed ella,quasi ispirata, narrava con emovente e forte eccitazione la leggenda che segue. Nelle oscure, profonde, spaziose grotte della distrutta chiesa di San Salvatore (18), che esisteva presso il celebre monastero di Santa Maria di Apinianaci in tenimento di Pescina, in contrada Alto delle Vigne e famoso per le sue disavventure, teneva la sua dimora la Fata di Pignanaci.
 
Girava di giorno continuamente nei cunicoli sotterranei, che dalle grotte si diramavano ed intersecavano il sottosuolo della vasta contrada ed a guisa di labirinto la solcavano per ogni parte. Di notte la bellissima Fata faceva le sue apparizioni. Vedevasi spesso nelle sembianze, di una leggiadra sirena, alta, snella della persona, perpetuamente giovane, avvolta in un ricchissimo manto, coronata di un diadema tempestato di gemme, graziosa e lussureggiante per la leggiadria delle forme, per una bellezza meravigliosa e l'agilità e garbo dei movimenti. Era ritenuta il genio benefico e tutelare del casale e dei dintorni di Pignanaci; ed i popolani erano convinti che fosse una eroina, la quale in vita avesse abitato la contrada e l'avesse protetta, amazzone armata, dagli usurpatori e dai prepotenti. 
 
Sulle rive placide del cristallino lago Fucino, al chiarore della luna, veniva spesso a diporto; s'innalzava lentamente, diveniva gigante e giungeva a toccare il cielo; quindi discendeva nelle deliziose arene rivierasche e, deposto lo splendido manto, tuffava le pudibonde, caste, nivee, delicate membra ai tiepidi lavacri di quelle chiare, fresche, dolci acque. Intonava allora con incantevole angelica voce i suoi armoniosi, melodici canti; e l'eco, ripercossa dalle onde e trasportata dall'aria, si espandeva, si moltiplicava, si riproduceva armoniosa e sonora tutta intorno alle pianure, per le valli, per le colline e pei monti boscosi e rendeva lieti ed estatici i pescatori del lago, i coltivatori del campi, i pastori guardiani del gregge e degli armenti sui monti.
 
Scomparso il lago Fucino, la Fata, perduta la più bella delle sue delizie, assunse un contegno melanconico e, quasi sconsolata figlia che ha perduto il sostegno dell'affezionata cara madre, non fece udire più i suoi canti soavi e giulivi e, mesta ed afflitta, o andava vagando per l'immensità del cielo su carri volanti, guidati da agili farfalle e tirati da bigie tortorelle e da candide colombe, o passeggiava muta e meditabonda sopra verdi, erbosi tappeti, accompagnata da flebili avvenenti ninfe, avvolta in leggiere,argentee vesti trasparenti. Prevedendo arcanamente un tremendo tempestoso cataclisma, le modulazioni della sua voce presero nelle ore notturne un'impronta compassionevole, patetica; e si compiaceva, nel suo dolore, accoppiarle ai delicati, soavi gorgheggi dell'usignolo ed ai lenti, cadenzati lamenti dell'upupa e del picchio.
 
Vigilava però sempre e con raddoppiato zelo sopra gli ubertosi campi di Pignanaci per farli essere ogni dì più feraci, per far lieti e contenti i prediletti agricoltori colla sperata copiosa messe e renderli esilaranti colla dovizia. del cornucopia dell'abbondanza. Perlustrava spesso i campi nel silenzio notturno e si faceva vedere ai campagnuoli senza avvicinarli, mostrandosi ilare nell'aspetto e molto benevola. Sotto il mesto ammanto silenzioso della notte operava azioni meravigliose e portentose. Quando il cielo si corrucciava e minacciava burrasca, la Fata, come altissimo fantasma, volava fra l'imperversar della tempesta, su un velocissimo alato cocchio avvolto tutto dalle fiamme; scagliava contro le nubi immensi dardi roventi guizzanti fra i fulmini e i tuoni; quindi scendeva delegato, coi piedi batteva fortemente la terra e ne faceva uscire fuori in gran copia fumo, fuoco e fiamme. Immantinente emetteva un acutissimo grido; e quasi ubbidendo al suo comando, il furore della gragnuola, l'imperversar della tempesta ed il turbine degli uragani si allontanavano dai campi.
 
Ma più mesta, addolorata, la bella Fata, si seguitò a mostrare. oppressa da un inconsolabile supplizio di un più acuto penetrante dolore dell'anima impietrita da un terrorizzante cataclisma. Prevedeva forse la immensa sventura, la funerea ecatombe, la distruttrice catastrofe che inesorabile stava" per piombare sulle deliziose terre, sulle plaghe feconde da lei predilette, sorri.se dall'incanto delle limpide acque, irradiate dagli splendidi raggi del sole; quando, disciolte le chiome, lacerate le vesti, gridando, scapigliata, sconsolata, accorata, ripeteva: Ahi, sventura! sventura! sventura!
 

Tratto dal libro "Pescina nella storia e nella leggenda"
Studio bibliografico Adelmo Polla
 

 
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