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Sommossa contro l'ordine costituito a Pescina ed a Ortona
Testi di Enzo Maccallini
Nei popolosi centri di Pescina ed Ortona , uniti dalla caratteristica e serpeggiante strada che attraversa una delle più pittoresche zone d’Abruzzo, accaddero sul finire del XVIII secolo fatti che turbarono non poco la tranquilla operosità di quelle popolazioni marsicane. 
 
Il 10 febbraio 1799, domenica, verso le ore 23, in Pescina insorse a ribellione molta gente, che il notaio F. Buccella in un suo protocollo del 26 febbraio dello stesso anno definì di ”vile e sciagurata condizione”. Sono portato a pensare che un tumulto cosi violento di una parte del popolo sia scaturito a causa dei soprusi patiti dalle class! meno abbienti da parte dei componenti del potere locale. Gli abusi, le arroganze delle classi benestanti, si riscontravano frequentemente nella Marsica, zona con i caratteri tipici di un’econonomia arretrata. 
 
I rivoltosi si diressero verso il palazzo degli eredi del barone D. Camillo Tomassetti, ubicato nella pubblica piazza. Li trovarono D. Gianfilippo Malvezzi, nipote del barone e 1’uccisero sottoponendo il suo corpo a orribili sevizie e rubandogli tutto il denaro che aveva con se. Il palazzo naturalmente fu saccheggiato e i mobili, tutti di grande pregio, portati via. Il danno, secondo la stima del tempo, ammontò a circa 10.000 ducati. 
 
Quel giorno un gruppo di braccianti di Ortona si trovava in Pescina a lavorare le vigne dei benestanti pescinesi. Influenzati dai rivoltosi, ritornarono ad Ortona per fare come era stato fatto a Pescina, cioe saccheggiare e uccidere i membri delle famiglie ”Giacobine” (2). la ribellione (Buccella) doveva essere una premura viva da manifestare al Re, che era stato costretto a fuggire per i tradimenti commessi dai Giacobini. Il popolo insomma voleva cosi esternare tutto il suo zelo al sovrano. Il lunedì, 11, prima di procedere al saccheggio, alcuni di essi si diressero in casa dei fratelli Petroni per chiedere armi da fuoco, senza far capire che una delle abitazioni da saccheggiare sarebbe stata la loro. Si sentirono rispondere che le poche armi a disposizione servivano per difendersi dai malintenzionati che si aggiravano per le campagne circostanti, specialmente durante le ore notturne. 
 
I sediziosi si ammassarono nella piazza del paese e decisero di procedere al saccheggio, iniziando dall’abitazione del notaio Buccella, che cosi riferisce: ”Quelli pensarono di ritirarsi con i loro soci, che si stavano nella piazza del paese a trattare, ove si unirono in risoluzione di portarsi a saccheggiare la mia casa e fare quello che avevano veduto fare dai Pescinesi, e che gli aveva consigliato il Capo Massa di quei birboni un tal Mascioli. Fattosi dunque risoluti... dopo essersi ubriacati in un’osteria, tutti uniti si portarono circa le ore 19 avanti la mia casa, circondandola intorno, ed armati tutti chi con accette, ed puntati acciai, tentarono di entrare senza alcuna resistenza a porte aperte, gridando che si fosse aperto da chi era dentro”. Dopo aver fatto baldoria con ogni sorta d’intemperanza, diedero fuoco alla casa che andò totalmente distrutta. 
 
Stava per giungere la sera quando una notevolissima parte della popolazione di Ortona, che fin dal mattino non aveva condiviso la durezza dei tumultuanti, nel timore che la sommossa avrebbe potuto ingenerare abusi d’ogni genere, si sollevo.Al suono delle campane, con armi in pugno, i popolani più risoluti si misero in giro per l’intero paese per sorprendere i rivoltosi: alcuni riuscirono a sfuggire, ma tanti altri furono feriti e uccisi. A questo punto viene spontanea la domanda: ma quando ebbe termine la furibonda caccia ai sediziosi? Qui l’estensore della breve cronaca riguardante i fatti narrati, non ne fa menzione. Chissà, forse cessò nel cuore della notte. Il buoi probabilmente favorì la fuga di numerosi sovvertitori ponendo coi fine ad una situazione che, andando avanti, sarebbe potuta sfociare in un massacro di notevoli proporzioni, in un vero e proprio bagno di sangue, su cui non sarebbe stato agevole stendere un manto di silenzio e d’oblio.

 
NOTE
 
(1) Tra gli ultimi del ’700 ed il primo quindicennio dell’800, Ortona contava oltre i 2500 abitanti. Pescina era abitata da circa 2700 individui e nel 1837 ne contava già 3000. 
(2) Ferdinando IV di Napoli facendosi paladino della vecchia Europa, assalì la repubblica Romana, da cui i Francesi si erano abilmente ritirati,ma lo Cahampionnet dalla base di Civitavecchia tornò immediatamente al la riscossa e l’esercito napoletano, ormai minato dal giacobismo e delle società segrete, fu disfatto. Re Ferdinando fuggì travestito da scudiero .
 
 
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