Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - Il sindaco sfida Torlonia

Il sindaco sfida Torlonia
Testi di Panfilo Giorgi
In nome della notabilità progressista, era sindaco di Pescina Panfilo Sclocchi. II giovane sindaco, di statura ”monumentale” come Io ha ricordato Pietrantonio Palladini in ”Cento metri di catene”, aveva osato sfidare, nelle elezioni amministrative comunali, Torlonia e gli Ottavi. Questi signori-padroni delle terre di Fucino, con maneggi e corruzioni, erano riusciti a sconfiggere lo Sclocchi e a gettarlo nella polvere. Panfilo, raccolto e protetto dagli adusti contadini del Fucino, a capo delle ”Leghe” che aveva creato, riconquista con un migliaio di voti di maggioranza, Comune e Ufficio. Chi era questo baldo primo cittadino di imponente prestanza fisica e di carattere autoritario che, più tardi, apostrofo duramente il Vescovo Mons. Pio Bagnoli: ”ella svolge gran parte del suo ministero nei palazzi vaticani e sta molto lontano dai ”Mugiki” marsi. 
 
Finche sarò sindaco e vivrò, l’antica Sede della Cattedrale dell’Episcopio del Seminario dei Marsi, che ella vuole trasferire ad Avezzano, resterà a Pescina”? Panfilo era primo del fratello Gustavo e di quattro sorelle: Luisa, Adele, Giuditta e Rosaria. Suo padre Emidio Sclocchi, era Procuratore legale alla Pretura di Pescina. Sua madre, Donna Concetta, unica figlia, era la ”pupilla” prediletta dei Cerimeli. Panfilo era cresciuto troppo in fretta. Giovanissimo, il padre l’aveva iscritto al Collegio Militare di Napoli, dov’era il fior fiore dei nobili figli di papa. 
 
Dal Collegio fu espulso: aveva ferito in duello, ch’era severamente proibito, il compagno di camerata Tanturri di Scanno, (figlio-nipote?) del celebre medico Vincenzo, insegnante e direttore nella Clinica dermosifilopatica di Napoli. Militare di leva in cavalleria a Vigevano, Panfilo, durante le esercitazioni, cadde da cavallo e si fratturo una rotula. Gli trapiantarono una 
rotula di bue. Claudicante per l’intervento chirurgico, fu congedato e collocato tra i riformati della riserva, dopo farà parte della civica guardia nazionale a cavallo. 
 
Viveva, a Pescina, la signora Luisa Gentile di Ortucchio, soprannominata ”La Coppolina” per via che si vedeva sempre colla coppa, misura agraria, e il seme di lino. La coppolina aveva sposato un ricco vedovo, Antonio Tarola di Venere, con quattro figli maschi e una femmina già da marito. La coppolina dal Tarola non ha avuto figli. Si adottò la figlia d’una sua sorella sposata a Celano con Alfonso Iannacone, sarto. L’adottata era una bambina di 4 anni che si chiamava Oriente. Quando morì Antonio Tarola, la coppolina rimase padrona di una immensa proprietà che a quell'epoca era valutata milioni in marenghi. La coppolina i marenghi custodiva dentro le calze e cambiava alla tesoreria del Vaticano.
 
I figliastri, oltre ai vigneti e ai frutteti, provvedevano all’opera dei campi, per lo più coltivati a lino, mentre la coppolina si affaticava alla lavorazione del telaio e industrializzazione delle fibre tessili. Aveva con se molte operaie tessitrici, in maggior parte di Anversa degli Abruzzi, cui dava vitto e alloggio collo stipendio. Quando i figliastri reclamavano per loro più alte retribuzioni o, ”piangenti”, volevano darle meno usufrutto, adducendo la cattiva stagione che c’era stata, la Coppolina s’impennava come l’istrice: ”borse (soldi dei figliastri) che avete indietro, venite avanti, la Coppolina vuole i quattrini e non i pianti!” Panfilo Sclocchi sposò Oriente, diplomata maestra e... ”appese il cappello”..., come si dice a chi ha sposato per interesse e può vivere agiatamente di rendita senza preoccupazioni. 
 
Da Oriente Panfilo ebbe tre figli: Antonio (1893, deceduto); Concetta (1895, vivente); Luigi (1897, morto al terremoto). Dai figliastri, dalla famiglia Sclocchi, la Coppolina veniva chiamata ”mammetta”. A Pescina, s’e detto, Panfilo aveva organizzato una ”Lega di lavoratori contadini e artigiani” di mille e più iscritti di cui lui n’era ”l’anima”. Con l’inseparabile suo ”amico fraterno” Avvocato Ernesto Trapanese, deputato d’Orvieto e col compare Avvocato Giacomo Palladini, aveva fondato un giornaletto ”La vanga”. Pescina, allora, era Capoluogo di Collegio elettorale politico, come lo era Avezzano, ed era capoluogo di mandamento con sede di Pretura; aveva uffici finanziari, ricevitore e agente delle imposte e comando della Tenenza dei carabinieri. 
 
Di vasta cultura, Panfilo aveva virtù oratorie innate. Spesso improvvisava e si sostituiva, nei comizi, all’oratore assente per malattia o altro. Ammirava molto l’aristocratico ex ufficiale dello Zar, Michele Bakunin, perché era grosso come lui e per il fatto che aveva consumato tutta la vita al miglioramento del proletariato rurale, contro ”l’elite operaia” dell’ebreo tedesco Carlo Marx. A Pescina, la casa di Panfilo era frequentata da pezzi grossi del partito. Di casa si può dire era la dinamica professoressa di Lodi, Signora Ida Grassi. Ogni tanto veniva Angelica Balabanoff, che sara segretaria-amante del Socialista Benito Mussolini. 
 
Angelica era un po bassa e grassottella con i suoi folgoranti occhi azzurri. Piu di rado Anna Kuliscioff, la splendita Signora Frangar, come Panfilo si compiaceva chiamarla. La Kuliscioff soffriva d’artride e si aiutava col bastone. suoi occhi azzurri sfavillavano quando Panfilo la complimentava. Spesso, lo Sclocchi lo si vedeva in raduni e Congressi di Partito. Per l’occasione, indossava l’abito di cerimonie con occhiali d’oro che usavano gli Ufficiali di Cavalleria nei ricevimenti mondani. soliti maligni insinuavano: ”lo Sclocchi non beve, non fuma, ne gioca d’azzardo; per le donne, però, profonderebbe un patrimonio”. 
 
E qualcun altro: ”e facilmente infiammabile agli occhi azzurri delle signore, anche stagionate”. C’era il pettegolo da salotto che raccontava: ”fojer” d’un Congresso, lo Sclocchi porge baciamano alla Kuliscioff che esclama: Oli,:! ) Mio caro Panfilotto, che mi Ricorda tanto Bakunin!! E Panfilo, stringendola forte e baciandola sulle guance: quanto vorrei essere, invece, il tuo Filippotto (così chiamavano gli amici Filippo Turati) per ubriacarmi, io che sono astemio, dei tuoi meravigliosi occhi azzurri...” L’esuberante avvocato scrittore confinato Pietroantonio Palladini in ”Cento metri di catene” ricorda il presunto comizio di Anna Kuliscioff, a Pescina nel 1913, e traccia, alla pagina precedente, un efficace ritratto di Sclocchi e della sede della Lega nel Palazzo Baronale Malvezi, con i ritratti accostati di Marx e di Cristo nella sua tunica rossa. 
 
La MARSICA 13 settembre 1914: ”si ricordi che esiste una federazione delle leghe della Marsica della quale Sclocchi e il segretario”. Lo ricorda Mario Trozzi commemorandolo sull’AVVENIRE 1’ maggio 1915, il giornale aquilano per cui fin dal 3 dicembre 1893 si erano segnalate le benemerenze di Sclocchi nel campo del Mutuo soccorso e della pubblica igiene. Avezzano. C’e rimasto un nipote che lo ricorda molto bene. E’ il cavaliere di Vittorio Veneto Paolo Palanza, fratello dell’avv. Armando, deceduto. Tutti e due sono figli di Luisa Sclocchi (sorella di Panfilo Sclocchi), prima moglie del costruttore edile Gaetano Palanza. 
 
 
Sei in: - STORIA - Il sindaco sfida Torlonia

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright