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Storia del Coro
Testi a cura di Diocleziano Giardini  maggiori info autore
Un' esperienza indimenticabile per Pescina ed i pescinesi sono stati gli anni ’50 (1950-1959). Come in tutta Italia si usciva dalla guerra: miseria, disoccupazione, vendette, lutti, distruzione ed abbandono. Piano piano si cercava di venir fuori da quel grigiore innaturale che sembrava immutabile alle misere forze dei pescinesi. « L’uscita » dei partiti aveva contribuito alle divisioni di classe già molto marcate dalle nostre parti, quindi si vedevano gruppi di cittadini contro gruppi di altri cittadini; lo scontro era aperto ed a volte anche cruento. Tutto o quasi ruotava intorno a quest’ottica della vita, quindi oggi alle soglie del duemila tutti i fatti ed i personaggi dell’epoca possono essere letti facilmente, con il senno del poi, ed anche compresi con un maggiore distacco morale ed emotivo. 
 
Ed ecco che una miriade di avvenimenti potrebbero essere oggetto di studio e riflessione, come ad esempio la nascita dell’istituto professionale S. Berardo, le prime scuole medie, la costruzione di numerosi alloggi popolari, la sistemazione-« distruzione » del centro storico, la demolizione « forzata » della chiesa di S. Berardo, i fischi al comizio elettorale del 1953 di Ignazio Silone, il ritorno dell’ergastolano Zauri Francesco (il famoso Luca Sabatini de « Il segreto di Luca » di I. Silone), le lotte per la conquista delle terre del Fucino contro il principe Torlonia, i carnevali pescinesi, lo scioglimento delle Confraternite, l’ingabbiamento del fiume Giovenco, la demolizione del « Palazzone » F. Malvini Malvezzi, e della casa natale del cardinale G.R. Mazzarino e dell’attiguo convento di S. Chiara delle Clarisse. In questo articolo ci occuperemo, in particolare, del coro fokloristico, argomento più allegro e meno strumentalizzabile da tutti.
 
Il gruppo folkloristico era curato dalle cooperative tra assegnatari « Mazzarino » e « Fontamara », con il patrocinio dell’Ente Fucino. Esso era solito esibirsi in quelle manifestazioni classiche degli anni ’50 in occasione di feste popolari camuffate per la promozione e conoscenza politica di alcuni personaggi; cià nonostante, erano vere e proprie esibizioni con tanto di gara, con agguerrita voglia di vincere e fare bella figura. Tutto cominciò presso la sede dell’Ente Fucino a Pescina, si decise di formare il gruppo e dopo molte successioni alla direzione e regia si arrivò ad una pianta stabile che risultava cosi formata: Direttore ed organizzatore del gruppo: Lamberto Moscardelli. Maestro: Gaetano D’Elia. Annunciatore: Alberto Percossi. Collaboratori: Berardino Puglielli,’ Domenico Panecaldo. Orchestra: fisarmonica Aldo La Capruccia e Aldo Fata; chitarra Pasquale Angelone.
 
La formazione del coro era: Agostinelli Concetta, Agostinelli Bruna, Caroselli Margherita, Cacchione Adua, D’Arcadia Irma, Della Morte Filomena, Di Nicola Lina, Di Nicola Rita, De Matteis Luisa, Fortuna Assunta, Julianella Nara, Jacone Filomena, Moscardelli Gabriella, Mascioli Maria, Mascioli Elvira, Panecaldo Gina, Ruggeri Concetta, Scappa Dina, Corvetti Maria, Di Sabatino Anna, Giammarco Lina, Accursi Domenico, Corvetti Antonio, De Matteis Gaetano, Damiani Enzo, 
Del Grosso Lamberto, Della Morte Domenico, Jacobacci Angelo, Julianella Pasquale, Moscardelli Francesco, Odorisio Giovanni, Panecaldo Francesco, Parisse Salvatore, Ruggeri Ezio, Scappa Pietro, Spina Antonio, Sambenedetto Innocenzo, Taglieri Antonio, Tarola Giuseppe, Tranquilli Pompeo, Zauri Donato, Zauri Luigi e Zauri Nino. Il programma classico prevedeva: 
1) L’annamurata mia di E. Canale e O. Gentile. 
2) Quant’è bella la v’nnegna di A. Colantoni e A. Sambenedetto. 
3) La sarrecchia catari di A. Colantoni e P. Petrucci. 
4) I’nnamurati (canto a due voci) di A. Taglieri e G. D’Elia (cantano Francesco Panecaldo e Dina Scappa). 
5) Balletto di G. D’Elia. 
6) Quadriglia pescinese di G. D’Elia (coreografia di L. Moscardelli). 
7) (Fuori programma) Vola Vola Vola di Albanese Dommarco. 
 
Molte furono le esibizioni in campo regionale ed extraregionale delle quali ne citiamo alcune di particolare rilievo: Foggia (1954), Roma (teatro Adriano-1954), Pescasseroli (festa della montagna-1955), L’Aquila (piazza dell’Università), Avezzano (palazzo Torlonia) ed altre. Di rilievo la partecipazione a Foggia del 1954, il coro si presentò al completo ed amò di accompagno fu realizzato da Lamberto Moscardelli (indimenticabile carnevalman) un carro allegorico sul folklore abruzzese, la prestazione fu esemplare e il successo di pubblico fu enorme, nulla però poté smuovere i giurati che assegnarono solo il 2 posto ai marsicani. La partecipazione alla festa nazionale della montagna a Pescasseroli nel 1955 mosse l’organizzatore e regista Lamberto ad un notevole sforzo, era l’occasione di una larga aderenza pescinese alla manifestazione e cosi incentivò la pubblicità facendo stampare a proprie spese un volantino che illustrava il programma e i componenti, e a mò di presentazione cosi scriveva: « Il giorno 10 p.v., avrà luogo a Pescasseroli dinanzi alle maggiori autorità dello stato, la festa nazionale della montagna. 
 
È stato un grande onore per la nostra zona la designazione della località a noi tanto vicina e per questo i migliori gruppi folkloristici dell’Italia centro meridionale e fra questi Pescina, fiera delle ultime affermazioni, in campo nazionale, come Foggia e Roma non deve mancare. A nome del gruppo faccio appello ai cittadini, di volerci onorare della loro presenza in questa manifestazione, ed esserci vicini, nel momento della nostra esibizione. Un ringraziamento a tutti. » Il direttore del gruppo, Lamberto Moscardellli. Quindi Lamberto esortava i pescinesi ad onorare la manifestazione con la loro presenza e ad essere vicini al coro nel momento dell’esibizione (chissà?). E cosi di volta in volta si coprirono di gloria e di successi entraqdo nella leggenda (storia?). 
 
Si proprio leggenda! la narrazione si blocca improvvisa, eventi non controllabili influirono sulla « fine »  del coro: disoccupazione, politica, sposalizi, emigrazione.  Un velo avvolge questo finale, un velo che ha avvolto anche molti dei partecipanti che su mia sollecitazione nulla o quasi ricordano a soli 20 anni da quella esperienza « storica », la « memoria storica » che per motivazioni varie si perde nel tempo.
 
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